Seiko 6105, il diver che arrivò al Polo prima di arrivare al cinema

Tra il 1974 e il 1976 Naomi Uemura attraversa da solo 12.500 chilometri di ghiaccio con un Seiko da 150 metri al polso. Tre anni dopo lo stesso modello entra in Apocalypse Now.

Seiko 6105 della seconda serie con cassa asimmetrica, corona protetta a ore quattro e ghiera nera, su cinturino a righe grigie e nere (foto di Cristeen Quezon, CC BY 2.0)
Seiko 6105 della seconda serie. Foto: Cristeen Quezon su Flickr, licenza CC BY 2.0.

Dodicimila chilometri di ghiaccio

Tra il 1974 e il 1976 Naomi Uemura attraversa da solo, con una slitta e una muta di cani, i 12.500 chilometri che separano la Groenlandia dall’Alaska. Ha poco più di trent’anni e una biografia che sembra già scritta: nel 1966 sale sul Monte Bianco e sul Kilimangiaro, nel 1968 sull’Aconcagua, nel maggio del 1970 arriva in vetta all’Everest e tre mesi dopo sul Denali. La traversata artica, secondo SJX, è anche un allenamento per una salita che ha in mente da tempo, quella al Massiccio Vinson, la montagna più alta dell’Antartide.

Al polso, durante il viaggio, porta un subacqueo Seiko del 1970 impermeabile a 150 metri, con la cassa che si allunga a ore quattro per coprire la corona. Seiko lo ha raccontato nel 2021, nel comunicato con cui ha dedicato a Uemura due riedizioni, scegliendo parole misurate: l’orologio, scrive, ha dimostrato la sua affidabilità in condizioni estreme. Per un orologio nato per l’acqua il ghiaccio è un banco di prova strano. La tenuta a 150 metri lì serve a poco; contano il movimento che continua a girare nel freddo artico e la cassa che sopporta gli urti contro la slitta. Il 6105 arrivava a quella traversata con sei anni di storia alle spalle e una forma che Seiko aveva già cambiato una volta.

Dal 62MAS alla cassa a C

La famiglia comincia nel 1968. Per capirla bisogna però partire da tre anni prima, quando Seiko presenta il primo orologio subacqueo giapponese: la referenza 6217-8000, che gli appassionati chiamano 62MAS, automatico e impermeabile a 150 metri. La sigla, spiega Seiko, viene da autoMAtic Selfdater: automatico con datario. Nel 1966 l’orologio parte con l’ottava spedizione giapponese in Antartide, al polso dei tecnici dell’istituto geografico nazionale. Secondo Seiko li accompagna in quattro missioni. Il 6105-8000 del 1968 lo sostituisce in modo diretto e cambia quasi tutto quello che si vede.

La cassa prende la forma di una C, larga 41 millimetri, spessa 12,5 e lunga 48 da ansa ad ansa. La corona si sposta a ore quattro, dove il dorso della mano non la preme quando si piega il polso. Non è a vite: Seiko nei cataloghi la presentava come “anti-snag”, cioè fatta per non impigliarsi, con il nome della casa inciso sopra. Secondo Michael Stockton, che su Fratello ha scritto di tutte e due le serie, è l’ultima corona firmata di questa linea. Il vetro è un Hardlex, il minerale indurito di Seiko, che su un subacqueo della casa da 150 metri compare qui per la prima volta. Il fondello si avvita e non porta ancora l’onda incisa che Seiko riprenderà a metà degli anni Settanta sul 6309.

Il quadrante è nero, con indici luminosi contornati di metallo lucido, la finestrella della data e il simbolo dello stabilimento di Suwa sopra le ore sei. La lancetta dei secondi ha una punta luminosa rossa. La ghiera gira nei due sensi senza scatti, con un punto luminoso a ore dodici. Stockton la trova più dura da girare di quella del 62MAS.

Dentro lavora il calibro 6105: automatico, 21.600 alternanze all’ora, 17 rubini, data a correzione rapida. Mancano due cose che oggi diamo per scontate, la carica manuale e l’arresto della lancetta dei secondi quando si estrae la corona: non ci sono nelle versioni A e B del calibro. Chi voleva regolarlo al secondo doveva aspettare il momento giusto. Per caricarlo bisognava indossarlo o scuoterlo, perché il rotore lavorava con il sistema a leva che Seiko chiamava Magic Lever.

1970, la cassa che protegge la corona

Il 6105-8000 resta in catalogo per poco. Stockton lo tratta in coppia con la referenza 8009 e scrive che le due restano in produzione meno anni della serie che le sostituisce. Più avanti nel 1970 arriva il 6105-8110: è quello che gli appassionati hanno in mente quando sentono il numero 6105. Stockton misura il nuovo a 44 millimetri contro i 41 del precedente, con lo stesso spessore di 12,5 millimetri e la stessa distanza di 48 tra le anse. La differenza sta tutta nella forma. La cassa non è più simmetrica e sul lato destro si gonfia fino a formare uno scudo intorno alla corona, ancora a ore quattro. Secondo Stockton quella forma ha influenzato i subacquei Seiko venuti dopo.

Anche la corona del 6105-8110 non è a vite. Si preme e si gira, con un sistema che Seiko aveva studiato apposta e che Stockton giudica poco efficace nel tenere fuori l’acqua. L’impermeabilità dichiarata resta di 150 metri. Il movimento resta un automatico da 17 rubini con la data rapida, senza carica manuale. Il quadrante riprende la leggibilità in nero, bianco e argento del 62MAS di cinque anni prima. Al polso il nuovo modello è più ingombrante: Stockton lo definisce senza giri di parole una lastra rispetto al fratello più piccolo, che per lui si porta meglio. I collezionisti però cercano soprattutto il 6105-8110.

Accanto alla referenza 8110 esiste la 8119. Le fonti che le confrontano dicono che sono lo stesso orologio e che l’ultima cifra indica il mercato in cui era venduto. La produzione va avanti fino al 1976, secondo alcuni fino al 1977.

Lo spaccio della Constellation

La storia che i rivenditori raccontano più spesso è quella dei soldati americani in Vietnam che compravano il 6105 negli spacci militari perché costava poco e reggeva tutto. Come racconto generale è difficile da documentare; i casi precisi però ci sono. Nel novembre 2019, per il Veterans Day, Michael Stockton ha raccontato su Fratello quello di un marinaio dell’Indiana che nel 1972 serviva sulla portaerei USS Constellation durante la guerra del Vietnam. Aveva comprato un 6105-8110 nuovo nello spaccio di bordo. La Marina gli dava un Benrus da 34 millimetri; nelle situazioni rischiose lui si fidava del Seiko.

Nella stessa storia compare un altro proprietario, Dean Baker, ex aviatore della Marina e poi comandante di linea per Delta. Un 6105-8119 lo aveva avuto da ragazzo, al liceo; anni dopo ha ritrovato un 6105-8110 grazie a un riparatore. Baker ha fatto il suo ultimo appontaggio sulla Constellation nel 1986. Sono due vite che passano dalla stessa nave e dallo stesso orologio: il 6105 lo raccontano meglio di un catalogo.

Il Polo Nord

Dopo la traversata tra Groenlandia e Alaska Uemura punta al Polo Nord. Nel 1978 ci arriva con la slitta, primo uomo a farlo in solitaria. Seiko, nella pagina che ripercorre la storia dei suoi subacquei, scrive che anche in quella spedizione aveva al polso il diver del 1970. È una conferma che viene dal produttore e va letta come tale. Il filo con la traversata precedente regge comunque: lo stesso uomo, lo stesso tipo di viaggio, lo stesso orologio.

Uemura non torna dall’ultima salita. Nell’inverno del 1984 raggiunge la vetta del Denali, la montagna su cui era salito nel 1970. Scompare durante la discesa.

Willard

Nel 1979 esce Apocalypse Now di Francis Ford Coppola. Martin Sheen interpreta il capitano Willard; al suo polso gli appassionati riconoscono un Seiko 6105 della seconda serie. Il soprannome che oggi accompagna l’orologio negli annunci di vendita, “Willard” o “Captain Willard”, nasce da quelle inquadrature.

Su questo punto conviene separare quello che si sa da quello che si ripete. Le fonti che lo raccontano sono quasi tutte di collezionisti e rivenditori. Nessuna cita documenti di produzione o del reparto costumi. Nemmeno sulla referenza sono d’accordo: per alcune è un 6105-8110, per altre un 6105-8119. Che fosse un 6105 lo dicono tutte le fonti; quale esemplare fosse e da dove venisse non lo sappiamo. Il film esce undici anni dopo il primo 6105, quando la produzione del 6105-8110 si è già fermata da due o tre anni. Apocalypse Now ha dato all’orologio un nome e una fama fuori dalla cerchia dei subacquei. A quel punto il 6105 aveva già attraversato l’Artico.

Le riedizioni

Seiko ha aspettato a lungo prima di rifarlo. Il 21 marzo 2019, a Baselworld, presenta la SLA033, la “1970 Diver’s Re-creation”: 2.500 esemplari assemblati a mano in Giappone, cassa da 45 millimetri per 13, calibro automatico 8L35, impermeabilità a 200 metri, 4.250 dollari negli Stati Uniti. Rispetto all’originale cambiano le due cose che nel 1970 erano mancate: la corona adesso si avvita e il vetro è uno zaffiro bombato.

Nel 2020 arrivano la SPB151 e la SPB153, con il calibro 6R35, pensate per chi voleva la forma del 6105 senza il prezzo dell’edizione limitata. Nello stesso anno, per i cinquantacinque anni del primo subacqueo, Seiko aggiunge la SPB183 della collezione per l’anniversario, anche questa costruita sul disegno del 6105-8110, accanto alla SLA043 che rifà il 62MAS.

Nel 2021, per gli ottant’anni dalla nascita di Uemura, Seiko presenta in febbraio, con l’arrivo nei negozi a luglio, la SLA049, 1.200 esemplari con quadrante e ghiera blu. Accanto c’è la SLA051 con il quadrante grigio antracite, senza limite di produzione. Tutte e due misurano 44 millimetri, la stessa larghezza del 6105-8110, con dentro l’8L35: due anni dopo la SLA033, Seiko rinuncia al millimetro in più e torna alla misura dell’originale. Il confronto con il calibro 6105 misura cinquant’anni di lavoro. L’8L35 batte a 28.800 alternanze invece di 21.600, ha 26 rubini invece di 17 e una riserva di carica di 50 ore. La corona è a vite, il vetro è uno zaffiro doppiamente bombato, l’impermeabilità sale a 200 metri. In Europa la SLA049 costava al lancio circa 3.200 euro e la SLA051 circa 3.000, con il bracciale in acciaio a cinque file e un cinturino in silicone nella scatola. Sul fondello della SLA049 Seiko ha inciso il nome di Naomi Uemura e il numero di serie dell’esemplare.

Alessandro Migliori
Alessandro Migliori

Ha fondato TickTalk nel 2025. Scrive di orologeria giapponese, da Seiko agli indipendenti.

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