Il Rolex Submariner ref. 5512 di Steve McQueen: quando un orologio diventa leggenda

C’è una fotografia scattata sul set di Papillon nel 1973 che circola ancora oggi tra i collezionisti come una reliquia. Steve McQueen è seduto con una tazza di caffè in mano, sguardo perso nel vuoto tra un ciak e l’altro. Sul polso sinistro, quasi nascosto dalla manica, si intravede la cassa dell’orologio. Non è il Monaco. Non è l’Hanhart. È qualcosa di diverso, più sobrio, più personale. È il Rolex Submariner ref. 5512, e la storia che lo lega a McQueen è più complessa e affascinante di quanto la mitologia pop abbia mai raccontato.

Un orologio per chi non ha bisogno di dimostrare nulla

Il Submariner ref. 5512 entrò in produzione nel 1959 e rimase nel catalogo Rolex fino alla fine degli anni Settanta. Fu il primo Submariner della storia a dotarsi di protezioni laterali per la corona di carica — le cosiddette “shoulders” come le chiamava Rolex internamente, quelle sporgenze ai lati della cassa che proteggono il coronetto dagli urti e che da allora sono diventate un elemento caratteristico del design Rolex sportivo.

La cassa misurava 40 millimetri, ghiera girevole unidirezionale in alluminio nero, cristallo in plexiglas, cinturino Oyster. Era uno strumento, pensato per i professionisti del mare. Non per chi cercava un gioiello da esibire.

McQueen lo capì subito. Lui aveva un rapporto con gli oggetti che pochi uomini hanno: li sceglieva per quello che erano, non per quello che comunicavano. Il Submariner 5512 non era l’orologio più costoso che potesse permettersi — era già una star di Hollywood quando lo acquistò — né il più raro. Era semplicemente il più onesto. Robusto, leggibile, privo di fronzoli. Esattamente come lui voleva essere percepito.

Sebring, 1970: un piede ingessato e una gara quasi vinta

Se volete capire il rapporto tra McQueen e questo orologio, non cercate le foto sul set. Cercate quelle di Sebring, Florida, marzo 1970. McQueen sta per disputare la 12 Ore di Sebring a bordo di una Porsche 908 in coppia con Peter Revson. Ha il piede sinistro ingessato per una frattura da moto subita poche settimane prima, durante una gara a Lake Elsinore in California. Guida lo stesso.

In quelle foto sui box, il Submariner 5512 è visibile al polso. Non è un accessorio studiato per i fotografi. È l’orologio che indossava normalmente, quello che portava quando non stava costruendo un’immagine ma semplicemente vivendo. Quella giornata a Sebring — dove McQueen e Revson arrivarono secondi assoluti, superati solo nel finale da Mario Andretti su Ferrari in una delle rimonte più spettacolari nella storia della gara — è forse l’emblema più autentico del suo carattere. Ferry Porsche gli scrisse personalmente per congratularsi. E il Submariner era lì al polso.

La questione dell’attribuzione

Bisogna essere onesti su un punto che spesso viene glissato nelle storie romantiche sugli orologi di McQueen: l’attribuzione precisa dei suoi Rolex è storicamente scivolosa. A differenza del Monaco, fotografato decine di volte sul polso durante le riprese di Le Mans, il Submariner 5512 compare soprattutto in contesti privati e informali. Questo non significa che il legame sia inventato — al contrario, è probabilmente il più autentico di tutti. Significa che non esiste un’unica immagine iconica come per il Monaco, ma una costellazione di fotografie sparse nel tempo.

Vale anche la pena sfatare un mito molto diffuso: il Rolex Explorer II ref. 1655 soprannominato “Steve McQueen Explorer” non fu mai indossato da lui. Le origini esatte del malinteso non sono del tutto chiare — le ipotesi includono un’errata identificazione fotografica amplificata poi da varie fonti, tra cui pubblicità Rolex che associò il nome di McQueen al modello negli anni Settanta. Quello che è certo, dopo anni di ricerche e analisi della documentazione fotografica, è che McQueen non indossò mai un Explorer II 1655. L’unico Rolex documentato sul suo polso fu il Submariner, nelle referenze 5512 e probabilmente anche 5513.

La storia del Submariner regalato a Loren Janes

Tra tutti gli orologi di McQueen, uno ha una storia che vale da sola un articolo. Negli anni Sessanta, McQueen acquistò un Submariner e qualche anno dopo lo regalò al suo stuntman preferito, Loren Janes. I due avevano lavorato insieme a partire dal 1958, attraversando insieme alcune delle sequenze più pericolose della carriera di McQueen — da The Thomas Crown Affair a The Getaway. Prima di consegnarglielo, McQueen fece incidere il fondello con una dedica: “LOREN, THE BEST DAMN STUNTMAN IN THE WORLD. STEVE.”

Janes tenne quell’orologio per tutta la vita. Quando il Sand Fire del 2016 distrusse la sua casa nella zona di Los Angeles, tra le ceneri la famiglia trovò il Submariner intatto, con solo un po’ di fuliggine nella chiusura. Sopravvissuto al fuoco come era sopravvissuto a decenni di avventure. Nel 2018 quell’orologio andò all’asta con una stima tra 300.000 e 600.000 dollari.

Un altro Submariner proveniente dalla collezione McQueen era già passato in asta da Antiquorum nel 2009 a New York, raggiungendo 234.000 dollari su una stima iniziale di appena 20.000 — un record per la referenza 5512 in quel momento.

Cosa rende speciale il ref. 5512 dal punto di vista tecnico

Dal punto di vista collezionistico, il 5512 occupa una posizione precisa nella genealogia del Submariner. Il movimento nelle prime versioni era il calibro 1530, non certificato cronometro. Presto sostituito dal 1560 — primo calibro COSC della serie — e poi dal 1570 intorno al 1965, che rimase il cuore del 5512 fino alla fine della produzione. Nel 1972 il calibro 1570 ricevette la funzione di stop-secondi, che permette di bloccare la lancetta dei secondi tirando la corona per una sincronizzazione precisa.

La distinzione fondamentale rispetto al fratello minore 5513 è visibile sul quadrante: il 5512 porta quattro righe di testo con la scritta “Superlative Chronometer Officially Certified”, certificazione COSC che il 5513 non aveva. Questo è ancora oggi il modo più immediato per distinguere le due referenze a colpo d’occhio.

Le versioni più ricercate dai collezionisti sono quelle con quadrante “gilt” — fondo nero lucido con stampa dorata — prodotte nella prima metà degli anni Sessanta. Seguono le varianti con la dicitura “Meters First” sulla ghiera, dove la profondità in metri precede quella in piedi, introdotta nel 1967. Il Submariner che McQueen indossava nelle fotografie degli anni Settanta era un esemplare con quadrante a quattro righe, databile ai primi anni Settanta.

Un esemplare ref. 5512 in buone condizioni con scatola e documenti originali si posiziona oggi tra i 12.000 e i 40.000 euro a seconda della variante e dello stato di conservazione. I pezzi con provenance documentata legata a McQueen raggiungono cifre significativamente superiori, anche se la verifica dell’autenticità di queste attribuzioni richiede una due diligence seria.

McQueen e Rolex: un rapporto più articolato di quanto si racconta

La narrativa dominante vuole McQueen come un anti-establishment che preferiva marchi alternativi ai simboli di status tradizionali. C’è del vero in questa lettura — la sua predilezione per Heuer e per orologi più tecnici come l’Hanhart è documentata — ma ridurre il suo rapporto con Rolex a un’eccezione nella regola sarebbe sbagliato. Il Submariner era il suo orologio quotidiano, quello che portava in moto nel deserto californiano, quello che indossava mentre lavorava alle sue auto nel garage, quello che aveva al polso a Sebring con il piede ingessato.

C’è qualcosa di significativo in questo. McQueen era circondato da persone che cercavano di vendergli stili di vita e identità confezionate. La sua risposta era sempre la stessa: scegliere oggetti che funzionassero, non oggetti che parlassero. Il Submariner, progettato per resistere a immersioni fino a 200 metri, costruito per durare decenni con manutenzione minima, era esattamente questo tipo di oggetto.

Il mercato oggi e il peso del nome

Nel collezionismo contemporaneo, il nome McQueen funziona come un moltiplicatore. Qualsiasi orologio associato a lui — con documentazione sufficiente — vale più di un esemplare identico senza quella storia. È un fenomeno che riguarda tutto il mondo della cultura materiale legata alle celebrità, ma nel settore degli orologi vintage ha raggiunto livelli particolari.

Il problema, e i collezionisti seri lo sanno bene, è che il mercato ha prodotto negli anni un numero di “orologi di McQueen” superiore a quello che un uomo solo avrebbe potuto indossare in una vita intera. Le attribuzioni false o esagerate sono un problema reale. La regola generale è che servono tre elementi: documentazione fotografica verificabile, provenienza tracciabile attraverso aste o collezionisti con storia documentata, e una certa dose di scetticismo salutare. La storia del Submariner regalato a Loren Janes soddisfa tutti e tre i criteri. Molti altri pezzi sul mercato no.

Perché questa serie continua ad affascinare

La serie sugli orologi di Steve McQueen non è un esercizio di nostalgia. È il tentativo di capire perché certi oggetti sopravvivono alle persone che li hanno indossati e continuano a raccontare qualcosa di vero su di esse.

Il Monaco racconta McQueen l’attore, quello consapevole della propria immagine, capace di trasformare un oggetto in un simbolo culturale. L’Hanhart racconta McQueen il pilota, quello che amava il rischio per il rischio stesso. Il Submariner racconta qualcosa di diverso e più difficile da articolare: racconta l’uomo privato, quello che non stava costruendo un’immagine ma semplicemente vivendo. Quello che regalava il proprio orologio allo stuntman a cui voleva bene con una dedica incisa sul fondello, sapendo che nessun fotografo l’avrebbe mai immortalata.

È forse per questo che, tra tutti gli orologi della sua collezione, il Submariner 5512 è quello che i collezionisti trovano più difficile da inquadrare e più facile da amare.

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