I maestri del design Seiko: Taro Tanaka e Ikuo Tokunaga

Nel 1962 Taro Tanaka passa giornate davanti alle vetrine di Wako a Ginza e ne ricava le regole che nel 1967 danno forma al Grand Seiko 44GS. Pochi anni dopo Ikuo Tokunaga riceve la lettera di un palombaro e nel 1975 tiene l'elio fuori dal primo Tuna.

Tavolo da disegno di uno studio di design giapponese con schizzi tecnici di una cassa sfaccettata e una cassa lucidata (immagine generata)

Un designer tra gli ingegneri

Nel 1959 Seiko assume Taro Tanaka, laureato da poco in design. Worn & Wound lo indica come il primo designer con una formazione specifica entrato nel marchio. Il suo modo di lavorare, secondo la stessa testata, guardava all’orologio intero: con lui lo studio di design esce dai quadranti e segue il prodotto lungo tutta la lavorazione. Il libro che Sadao Ryugo ha dedicato nel 2021 ai subacquei Seiko, costruito sulle interviste agli ingegneri e ai progettisti della casa, Tanaka compreso, gli attribuisce pochi anni dopo un incarico che a un esordiente capita di rado: i cronometri per le Olimpiadi di Tokyo del 1964.

Il problema che Tanaka si trova davanti riguarda i negozi più delle fabbriche. Per lui, racconta Worn & Wound, la questione era far risaltare i Grand Seiko e i King Seiko accanto agli svizzeri, sugli stessi scaffali, dove un orologio giapponese rischiava di passare inosservato. A Seiko serviva un modo di farsi notare da chi guardava una vetrina.

Le ore davanti alla vetrina di Wako

Nel 1962 Tanaka passa lunghe ore da Wako, il negozio di Ginza dove i clienti di Tokyo trovavano orologi da mezzo mondo, a osservare come reagiscono davanti alle vetrine. La pagina che Grand Seiko dedica a quel periodo riassume le sue conclusioni: i Grand Seiko non avevano un’identità comune che li rendesse riconoscibili in mezzo agli altri; al marchio serviva più brillantezza. La risposta che Tanaka si diede fu la luce, ottenuta con angoli più netti e superfici senza distorsioni, perché l’orologio, scrive la casa, brillasse di qualità.

Da quell’osservazione Tanaka ricavò, entro il 1962, un insieme di regole che chiamò Grammar of Design. Worn & Wound racconta che si ispirò in parte al taglio delle pietre preziose e le riassume così: superfici e angoli di cassa, quadrante, lancette e indici piatti e geometricamente precisi, in modo da riflettere la luce; lunette disegnate come curve sfaccettate in due dimensioni; nessuna distorsione dell’immagine, da qualunque angolo si guardi l’orologio, con casse e quadranti lucidati a specchio; infine una cassa diversa per ogni modello, contro le forme rotonde e generiche che riempivano le vetrine. Grand Seiko la descrive come una guida scritta fitta, con standard precisi per ogni parte visibile, dagli indici alla cassa. Per un appassionato vuol dire una cosa semplice da dire e faticosa da fare: un designer decide l’angolo della faccetta su un indice delle ore; la fabbrica deve riprodurlo identico su ogni pezzo.

Le regole comparvero prima sui Grand Seiko e sui King Seiko. Secondo Worn & Wound costrinsero la produzione a controlli più severi e guidarono il design di Seiko dal 1962 alla fine degli anni Settanta, scendendo fino ai Seiko 5. Lo stesso articolo vede la mano di Tanaka in molte casse del periodo; la lista dei modelli firmati da lui, nelle fonti, resta più corta di quella che circola tra i collezionisti.

Il 44GS

Il primo orologio progettato da zero secondo quelle regole arriva nel 1967: il Grand Seiko 44GS, referenza 4420-9000. Grand Seiko lo chiama il capolavoro di Tanaka e lo indica come l’orologio che ha fissato una volta per tutte lo stile della casa. Le superfici e le linee della cassa sono lucidate a specchio senza distorsioni, le lancette hanno il filo di un rasoio, le anse alternano la lucidatura alla satinatura. Oggi Grand Seiko elenca nove elementi del suo stile e li fa risalire tutti al 44GS, che nel 2013 ha reinterpretato per il catalogo moderno.

Costruirlo non era facile. Nobuhiro Kosugi, che oggi guida il design di Grand Seiko, ricorda che all’inizio della sua carriera in Seiko il 44GS passava per un orologio molto impegnativo, per il tempo e l’abilità che chiedeva agli artigiani. Secondo lui quel modello ha affinato le mani di chi lucidava le casse e ha alzato le aspettative su che cosa debba essere un grande orologio. Le anse che Kosugi disegna oggi fanno convergere tre finiture diverse sulla punta, un lavoro che Grand Seiko stessa presenta come una prova per i suoi lucidatori. Kosugi considera parte del suo mestiere anche far crescere le capacità della squadra e passa spesso dai banchi degli orologiai a vedere come procede il lavoro, più o meno come Tanaka passava le giornate davanti a una vetrina.

Un subacqueo disegnato in un mese

Negli stessi anni Tanaka disegna anche strumenti da lavoro. Nel 1965 Seiko deve consegnare il suo primo subacqueo, un automatico impermeabile a 150 metri; il disegno tocca a lui insieme a Tatsuro Akabane, l’ingegnere che progetta le casse. Secondo il libro di Ryugo i due chiudono i disegni del 6217-8000, quello che i collezionisti chiamano 62MAS, in circa un mese, senza prototipi: il primo disegno va dritto in produzione, che dura da aprile a giugno del 1965, prima che arrivi la versione con la corona grande.

Tanaka, intervistato da Ryugo, non ne fa un mito. “Il 6217 fu un prodotto che mettemmo insieme in fretta per rispettare la data di consegna”, racconta nel libro. La versione con la corona grande partì nel 1966 con l’ottava spedizione giapponese in Antartide, a cui Seiko donò 48 orologi: la casa considera quella spedizione la prova della sua affidabilità. Due anni dopo il 6105 prese il posto del 62MAS, con la cassa a C e poi con quella che protegge la corona: su TickTalk ha una Storia tutta sua.

La lettera da Kure

Nel 1968, secondo Monochrome, un palombaro professionista di Kure, nella prefettura di Hiroshima, scrive a Seiko. Lavora in saturazione per l’industria del petrolio e del gas, tra camere di decompressione e miscele di elio e ossigeno; scende fino a 350 metri, al buio e al freddo. Scrive che i subacquei in commercio, importati compresi, non reggono il suo lavoro. Oltre i 300 metri, ricostruisce Seiko nella sua storia ufficiale dei subacquei, la maggior parte degli orologi si danneggiava; secondo Monochrome si riempivano di elio e perdevano il vetro.

Secondo il libro di Ryugo, a trovare il palombaro andarono Tanaka e Akabane, che salirono con lui sulla nave di perforazione per vedere da vicino in che condizioni lavorava. Il progetto lo guidò un’altra persona. Ikuo Tokunaga lavora con Seiko dalla fine degli anni Sessanta e con gli orologi ha un rapporto insolito per un uomo che ne firmerà uno dei più noti: Wallpaper* scrive che non era un orologiaio e che il suo campo era il comportamento delle strutture dei materiali.

Tokunaga individua il guaio nell’elio. In saturazione il gas, fatto di atomi minuscoli, attraversa la guarnizione e si accumula nella cassa, fino a far saltare il vetro. La tenuta all’acqua sotto pressione, scrive Wallpaper*, era il problema minore. Tokunaga decide di tenere l’elio fuori dalla cassa, senza aggiungere valvole che lo lascino uscire.

Titanio, una guarnizione a L e una scatola di tonno

Il primo materiale su cui lavora è il titanio. “Rispetto all’acciaio inossidabile, il titanio è un materiale ideale per gli orologi subacquei”, ha raccontato a Wallpaper*. Costruire la macchina per le prove di pressione, aggiunge, non fu difficile; quella per misurare quanto elio entrava nella cassa fu molto più impegnativa.

La soluzione arriva nel 1975: una cassa leggera in titanio fatta di un pezzo solo e una guarnizione con il profilo a L che tiene fuori l’aria e l’elio. Nella citazione riportata da Monochrome, Tokunaga indica la guarnizione a L e la cassa monoscocca come il fattore decisivo per la tenuta all’elio: la penetrazione del gas scende a circa un centesimo di quella di una cassa normale, abbastanza da rendere superflua la valvola di scarico. Seiko lo presenta come il primo Professional Diver’s 600M al mondo con la cassa in titanio, referenza 6159-7010, al prezzo di 89mila yen: un automatico da 51 millimetri, molto lontano dall’idea di orologio da portare in ufficio. Secondo Wallpaper* durante il progetto il gruppo di Tokunaga mise insieme 23 primati orologieri; Monochrome parla di più di venti brevetti e primati, dopo sette anni di lavoro.

Intorno alla cassa di Tokunaga torna la mano di Tanaka. Wallpaper* gli attribuisce il cinturino in poliuretano a soffietto e la protezione esterna, che sul 6159-7010 è in titanio rivestito di ceramica. Quella protezione dà all’orologio la sagoma cilindrica che gli appassionati hanno poi battezzato Tuna, la scatola di tonno: un soprannome che descrive bene la forma e non dice niente della guarnizione che sta dentro.

Seiko ha poi potuto misurare quanto valeva quella guarnizione. Nel 1982 JAMSTEC, l’ente giapponese per la ricerca marina, sottopose diversi orologi subacquei a una prova in saturazione a 300 metri; secondo Seiko il 600M risultò fino a dieci volte più impermeabile all’elio degli orologi delle altre marche. Nel maggio del 1983 due 600M scesero montati sul sommergibile Shinkai 2000 fino a 1.062 metri, quasi il doppio della profondità dichiarata. Nel 1978 la linea era passata al quarzo con il 7549, dalla cassa nitrurata color oro che gli appassionati chiamano Golden Tuna. Il 7C46 del 1986 arrivò a 1.000 metri. La lettera, il palombaro e le versioni successive hanno spazio per intero nella Storia del Seiko Tuna.

Cosa resta

Tanaka e Tokunaga hanno lavorato su domande diverse. Il primo passò giorni davanti a una vetrina di Ginza per capire perché un cliente tirava dritto davanti a un Grand Seiko; il secondo partì dalla lettera di un uomo che lavorava a 350 metri e aveva bisogno che il vetro restasse al suo posto. Nel 6159-7010 le due strade si incontrano: la cassa e la guarnizione di Tokunaga dentro, la protezione e il cinturino di Tanaka fuori.

Le loro scelte sono ancora nei cataloghi. Grand Seiko fa risalire al 44GS i nove elementi del suo stile e continua a misurare i propri lucidatori sulle anse; Seiko nel 2000 ha reso omaggio al primo Tuna con l’SBDX005, mille pezzi con il calibro 8L35. Quando Wallpaper* lo ha intervistato, nel 2017, Tokunaga era in pensione dopo 35 anni in Seiko e possedeva un subacqueo personalizzato, costruito sulla base dei Tuna venuti dopo il 1975.

Alessandro Migliori
Alessandro Migliori

Ha fondato TickTalk nel 2025. Scrive di orologeria giapponese, da Seiko agli indipendenti.

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